L’eco delle sue parole

Con le parole si può costruire un mondo, anzi anche più di uno. Chi di noi da piccolo non si è perso in un mondo del tutto irreale, in cui gli asini volano e le principesse vengono risuscitate da un bacio, in mondi chiamati “fiabe e favole”? Per raccontare, infatti, bisogna anzitutto costruirsi un mondo. E di mondi Umberto Eco ne ha costruiti tanti. Con indosso un paio di scarponi resistenti e uno zaino contenente delle provviste, ci siamo avventurati nei suoi mondi, perché – come lui scriveva nelle Postille a Il nome della rosaentrare in un romanzo è come fare un’escursione in montagna; occorre imparare un respiro, prendere un passo, altrimenti ci si ferma subito.
E dobbiamo continuare a fare escursioni, anche più di sei passeggiate nei boschi, per incontrare nuovi personaggi, ascoltare nuove storie, conoscere nuovi mondi. Ma le storie – Eco ce lo ha insegnato bene – non solo si ascoltano, ma si possono anche raccontare, perché l’uomo è animale fabulatore per natura. Da bambini ascoltiamo quasi tutte le storie, ma poi, troppo spesso, da adulti, ci dimentichiamo di raccontarle a qualcun altro. Un testo non vuole solo delectare, docere o movere, bensì vuole essere una esperienza di trasformazione per il proprio lettore.
Attraverso gli innumerevoli scritti di Eco, noi lettori abbiamo affrontato delle vere e proprie esperienze di escursione in montagna, grazie alle quali siamo riusciti a staccare – non solo metaforicamente, ma anche concretamente – la spina dei nostri apparecchi elettronici per intraprendere dei viaggi all’interno dei suoi mondi. Ma è compito di noi lettori decifrare le immagini, gli odori, i rumori che incontriamo sul nostro cammino, non solo narrativo, perché un narratore non deve fornire interpretazioni della propria opera, altrimenti non avrebbe scritto un romanzo, che è una macchina per generare interpretazioni. Ma Eco ha forse tentato di dare le interpretazioni più ardue sul mondo più misterioso che sia mai stato creato: il mondo in cui viviamo, il mondo reale, il mondo da cui lui se ne è andato. Ma le sue parole sono e continueranno a restare qui, con noi: poco importa dove esse siano state stampate, sui giornali, sulle riviste, sulle pagine dei suoi libri, l’importante è che rimangono stampate nei nostri cuori e nelle nostre menti. Forse l’autore dovrebbe morire dopo aver scritto. Per non disturbare il cammino del testo, ma lui non morirà mai, resterà immortale, proprio come tutte queste sue parole che continueranno ad arrivarci come un’Eco.

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