Categoria: Notizie

Un palco sul lago di Sandra Dissertori

Un palco sul lago, il villaggio che qualche anno fa è stato nominato il piu’ bello della Svizzera, un pubblico grato e un esplosione di note che fa vibrare il battito dei cuori presenti. Vuoi rivivere questo momento quando arrivi in piazza, a fine agosto per scoprire che la musica piû sincera la puoi ascoltare al Blues to Bop a Morcote? Presto, di nuovo, su questi palchi …

Mi aspetto la tanto sognata brezza serale e invece questa volta le onde del lago portano delle note rock. Buon rock, sempliciotto e efficace. Non avrebbe bisogno degli effetti speciali forniti dalla luce della luna piena che si scaglia contro la superficie del lago. Non ho ancora girato l’angolo dove posso vedere la piazza, eppure me la vedo già davanti: Gremita di gente che ondeggia avvolta dalla musica, affascinata dallo spettacolo naturale. E’ dall’agitazione e trepidazione dell’acqua che capisco: Il palco è fluttuante, il lago è il quinto del quartetto, culla la sua band con movimenti lievi e accoglie le note come vecchi amici, con riguardo e affetto senza trattenerle. L’acqua fa da cassa sonora alla melodia e condivide tutto con il suo pubblico, ogni singola nota del temporale di musica che si abbatte sulla piccola folla. Anche le più stridule che nascono dall’entusiasmo e sono belle per questo.

Ho appena raggiunto la piazza quando Silence, l’inaspettato ospite appare sul palco e attira tutti gli sguardi. Elegante e arrogante, sa che non vincerà il pubblico con la forza del volume. Insinuoso e virtuoso, interpreta il silenzio a modo suo, affascina e sorprende. Il pubblico è ancora in affanno per il rock violento di un momento fa, eppure si fa sedurre immediatamente.

Silence trama la fine tela di note intorno al gruppo di appassionati e Rock reagisce all’intrusione come un fratello maggiore: si prende cura del più piccolo, amorevolmente, ma anche prepotentemente. Coglie le pause per intromettersi e abbinarsi, insieme creano un vortice fascinoso di contrasti che si attirano e si completano. Come due fratelli, uniti da un legame che non hanno scelto, uno di fronte all’altro ma anche accanto.IMG-20180711-WA0007

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Due studenti della Scuola Yanez conquistano il Forum per l’italiano in Svizzera

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Fonte: Forum per l’italiano in Svizzera

Il Forum per l’italiano in Svizzera è un’organizzazione il cui scopo riguarda “la corretta collocazione entro il 2020 dell’italiano nel quadro del plurilinguismo costituzionale della Svizzera, che deve essere una realtà effettiva”.

Lo scorso 25 novembre si è tenuta a San Gallo la premiazione del concorso Chi ci capisce è bravo, indetto dal Forum, a cui ha presenziato, tra gli altri, il Consigliere federale Ignazio Cassis

Il concorso, rivolto a giovani e adulti residenti in Svizzera, aveva  lo scopo di “rendere visibile e valorizzare la presenza dell’italiano nel contesto del plurilinguismo elvetico”.

Per la categoria adulti, due dei tre premiati seguono i corsi della Scuola Yanez.

Giovanni Bruno ha conquistato il primo premio, con un testo intitolato: L’italiano in Svizzera: convitato di pietra. La giuria ha motivato così la sua scelta: “Per aver proposto, con l’artificio di una fantascientifica ambientazione del futuro, una riflessione arguta, brillante e tragicamente concreta sui rischi presenti nella politica linguistica della Svizzera di oggi, in cui la partita del plurilinguismo tende a porsi, sempre più spesso, come un gioco al ribasso”.

A Marica Iannuzzi il secondo premio, con Il ponte di Babele, “Per aver tradotto i propri studi di linguistica, sia pure con qualche incertezza, in una accorata perorazione del plurilinguismo e dell’importanza della tutela delle lingue minoritarie nella Svizzera e nel mondo di oggi”.

Vorrei arrivare

20160925_185204Vorrei arrivare

dove i miei sogni sanno ballare

dove le mie ombre cantano in coro

dove il pensiero è un’anima in volo.

Vorrei

ma mi fermo davanti al mare

perchè non so partire.

 

Nota: Questa lirica è nata su di un’acqua più breve e un’orizzonte spezzato, con un calice vuoto tra le mani e nella mente le àncore dell’esistenza. Prosit. 

 

 

 

Chiara Aquilino conquista il premio speciale della giuria, a Gallarate

A Gallarate, il Premio Speciale della Giuria del concorso di scrittura, è stato consegnato a Chiara Aquilino con il racconto Il valore del mio tempo, per il miglior scritto da un nato dopo il 1990.

Il concorso di scrittura per racconti brevi è stato aperto in occasione della XXV edizione del Premio nazionale Arti Visive città di Gallarate ed è stato promosso dal Bibliotecario Consortile Antonio Panizzi e la Biblioteca Civica “Luigi Majno” di Gallarate.

Il concorso è in collaborazione con la Scuola Yanez, laboratorio di scrittura a Gallarate e a Milano, Varese e nel Canton Ticino e la testata giornalistica on-line Gli amanti dei libri.

La giuria era presieduta da Andrea Fazioli (scrittore) e composta da Loredana Bielli (docente di lettere), Barbara Bottazzi (docente di lettere e direttore della testata online “Gli Amanti del libri”), Sara Magnoli (scrittrice e giornalista) e Barbara Mattiolo (responsabile della biblioteca di Gallarate).

Il Premio speciale Arnetta per racconti ambientati a Gallarate è stato attribuito a Emanuela Signorini per il suo racconto intitolato La fata addormentata.

Vincitore del primo premio, Giovanni Bruno con La città del fiume circolare.

Fonti:

Gioco di poesia sul mare, d’inverno

20170105_150450E’ una giornata tersa sul mare d’inverno, ma non m’importa che sia inverno, mi importa che sia mare: così procedo, incurante del maestrale dispettoso e del freddo inusuale in Riviera. Camminando per le vie semi-affollate dei giorni di festa mi capita di imboccare una vecchia galleria della strada ferrata che correva lungo la costa, ora dismessa. Questi luoghi sono testimonianza di ciò che spesso accade nella storia: l’avanzare del progresso ha modificato il territorio, il successivo avanzare lo ha riplasmato in una delle tante forme che l’uomo dà al suo passaggio su questa terra, nell’incessante ricerca di un miglioramento economico.  Nell’Ottocento fu costruita la linea ferroviaria e già nel 1861, anno dell’Unità, prima ancora che entrasse in funzione, i cittadini del borgo lamentavano le difficoltà in cui si sarebbero trovate le loro attività. La ferrovia era stata costruita direttamente sul mare, lasciando che i flutti lambissero i muraglioni e togliessero spazio alla rena su cui stazionavano le barche. Ma intanto, proprio in questo modo, stava fiorendo l’attività turistica in Riviera, che ne avrebbe definitivamente modificato fisionomia e abitudini di vita. Tra il 1968 e il 1977 si procedette al suo smantellamento per trasferirla all’interno e ora le gallerie in cui transitavano i treni sono in alcuni casi abbandonate, in altre sono diventate depositi industriali oppure suggestivi passaggi ciclo-pedonali. A Celle si è trasformata addirittura in un luogo insolito in cui installare una mostra d’arte permanente sul tema “Artisti e matematica”, talvolta purtroppo sfregiata dai vandali. Ma la bellezza  rifiorisce, si ribella, non si arrende: all’imbocco di levante si trova un muro su cui ogni anno, a settembre, vengono posate alcune piastrelle che recano dipinte le poesie vincitrici di un premio giunto al quindicesimo anno. Ci sono ormai tanti versi che evocano situazioni e sentimenti, nati dall’ispirazione di ragazzi e adulti che si sono cimentati con i diversi temi proposti. Ad attrarre la mia attenzione è un componimento, che è in realtà un gioco poetico:

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Un forte richiamo a farci guidare dalle parole dei grandi poeti nel sentiero della vita e della scrittura che percorreremo anche quest’anno.

NB: Il premio nazionale di Poesia Giovani Senza Confini è realizzato dall’Associazione Alberto Peluffo, in collaborazione con Il Giornalino, Circolo Acli di Alpicella e con il patrocinio del Comune di Celle Ligure

Chi vuole sapere di più sulle ferrovie abbandonate può cliccare  qui

Premio speciale Arnetta a Gallarate per Emanuela Signorini

Il Premio speciale Arnetta per racconti ambientati a Gallarate, nell’abito del concorso di scrittura di Gallarate (tema: “Il fiume e la città”), è stato attribuito a Emanuela Signorini per il suo racconto intitolato La fata addormentata.

Il premio è stato attribuito “per l’originalità nell’aderenza al tema e nell’ambientazione rivisitando la fiaba in chiave moderna”.

Il concorso di scrittura per racconti brevi è stato aperto in occasione della XXV edizione del Premio nazionale Arti Visive città di Gallarate ed è stato promosso dal Bibliotecario Consortile Antonio Panizzi e la Biblioteca Civica “Luigi Majno” di Gallarate.

Il concorso è in collaborazione con la Scuola Yanez, laboratorio di scrittura a Gallarate e a Milano, Varese e nel Canton Ticino e la testata giornalistica on-line Gli amanti dei libri.

La giuria era presieduta da Andrea Fazioli (scrittore) e composta da Loredana Bielli (docente di lettere), Barbara Bottazzi (docente di lettere e direttore della testata online “Gli Amanti del libri”), Sara Magnoli (scrittrice e giornalista) e Barbara Mattiolo (responsabile della biblioteca di Gallarate).

Il Premio Speciale della Giuria è stato consegnato a Chiara Aquilino con il racconto “Il valore del mio tempo” al miglior scritto da un nato dopo il 1990.

Vincitore del primo premio, Giovanni Bruno con La città del fiume circolare.

Fonti:

Giovanni Bruno vince il concorso di scrittura di Gallarate

Il concorso di scrittura di Gallarate (tema: “Il fiume e la città”) è stato vinto da Giovanni Bruno con un racconto intitolato La città del fiume circolare.

Ecco l’incipit:

Che il fiume fosse circolare, che scorresse cioè in tondo, non lo si vedeva a occhio nudo. Sembrava diritto. Un po’ come la linea dell’orizzonte, che sembra diritta ma è curva.

Il premio è stato attribuito “per la capacità di proporre, mediante il meccanismo narrativo, uno spunto di dibattito filosofico con una scrittura senza inciampi, ritmata e capace di suscitare immagini. In un paesaggio che si presenta contraddistinto dall’indifferenza e dall’irrilevanza, si rivela la tensione verso un senso compiuto, verso un mondo in cui ogni cosa acquisisce un significato attraverso la relazione con le altre”.

Il concorso di scrittura per racconti brevi è stato aperto in occasione della XXV edizione del Premio nazionale Arti Visive città di Gallarate ed è stato promosso dal Bibliotecario Consortile Antonio Panizzi e la Biblioteca Civica “Luigi Majno” di Gallarate.

Il concorso è in collaborazione con la Scuola Yanez, laboratorio di scrittura a Gallarate e a Milano, Varese e nel Canton Ticino e la testata giornalistica on-line Gli amanti dei libri.

La giuria era presieduta da Andrea Fazioli (scrittore) e composta da Loredana Bielli (docente di lettere), Barbara Bottazzi (docente di lettere e direttore della testata online “Gli Amanti del libri”), Sara Magnoli (scrittrice e giornalista) e Barbara Mattiolo (responsabile della biblioteca di Gallarate).

Il Premio Speciale della Giuria è stato consegnato a Chiara Aquilino con il racconto “Il valore del mio tempo” al miglior scritto da un nato dopo il 1990.

Il Premio Speciale Arnetta è stato consegnato a Emanuela Signorini con il racconto “Fata addormentata social fiaba” per l’originalità nell’aderenza al tema e nell’ambientazione rivisitando la fiaba in chiave moderna.

Fonti:

 

 

Una serata d’estate al LongLake Festival

20160710_184700E’ stato emozionante sentire leggere i propri racconti da Franco di Leo. La lettura a voce alta è fondamentale, spesso lo ricordiamo nei nostri laboratori. Serve per dare valore a ciò che immaginiamo, che dalla fatica davanti alla tastiera si trasforma in pensieri messi in ordine per sé e per gli altri.  Far ascoltare le nostre parole, far scattare la curiosità sulle storie che abbiamo deciso di raccontare: eravamo attenti, assorti, cercavamo di cogliere, nonostante il caldo che ci avvolgeva in una bella serata di luglio sul lungolago di Lugano, le emozioni che altri come noi volevano trasmetterci.

La serata di domenica scorsa al Long Lake Festival è stata soprattutto questo: un momento di scambio tra persone che condividono la stessa passione.

Anche nelle presentazioni di sé ognuno ha messo la propria creatività, con il desiderio di andare oltre un semplice elenco di nomi.

Grazie a chi c’era, a chi avrebbe voluto esserci, a tutti gli amici e simpatizzanti della Scuola Yanez.

Le pubblicazioni sul blog continueranno anche durante l’estate.

Ci vediamo a settembre!

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Ecco i racconti letti (con i link se disponibili)

Sara Bellicini – Il regalo della nonna

Silvia Bello Molteni – Il bicchiere vuoto

Leonardo Boffini – A tavola (disponibile in cartaceo sul libretto dei finalisti del Premio Chiara Giovani 2015)

Simona Broggini –  Abracadabra

Marco Faré – Un’ora

Lorenza Noseda – Il ponte di Oresund

Elisabetta Tozzo – Il viaggio di ritorno  (pubblicato su “Racconti nella rete” 2016)

Gilda Vischia – I bambini ci raccontano storie di vita (di prossima pubblicazione sul blog)

 

La scoperta della scrittura

L’invenzione della scrittura sancisce la fine della preistoria e l’inizio della storia. Qualcosa che apparentemente è molto lontano dalla fantascienza, un genere spesso orientato al futuro.

E allora, come può un racconto di fantascienza raccontare la scoperta della scrittura?

Può farlo, e può farlo molto bene, se a scriverlo è Ted Chiang, autore che ha pubblicato poco, ma ha vinto molto.

Nel racconto La verità dei fatti, la verità dei sentimenti Chiang affronta due temi in parallelo: da un lato l’impatto di tecnologie che possono registrare tutto quanto facciamo, dall’altro la scoperta della scrittura da parte di una società orale. Se il primo tema è interessante per una riflessione sul nostro futuro, il secondo è molto utile per capire il nostro passato. Insieme, questi due temi possono aiutare a spiegare le tecnologie digitali e della comunicazione ai giovani.

Ted Chiang, La verità dei fatti, la verità dei sentimentiRobot 74, Delos Books, Milano

(rielaborazione di un post apparso per la prima volta su sette quattro)

L’eco delle sue parole

Con le parole si può costruire un mondo, anzi anche più di uno. Chi di noi da piccolo non si è perso in un mondo del tutto irreale, in cui gli asini volano e le principesse vengono risuscitate da un bacio, in mondi chiamati “fiabe e favole”? Per raccontare, infatti, bisogna anzitutto costruirsi un mondo. E di mondi Umberto Eco ne ha costruiti tanti. Con indosso un paio di scarponi resistenti e uno zaino contenente delle provviste, ci siamo avventurati nei suoi mondi, perché – come lui scriveva nelle Postille a Il nome della rosaentrare in un romanzo è come fare un’escursione in montagna; occorre imparare un respiro, prendere un passo, altrimenti ci si ferma subito.
E dobbiamo continuare a fare escursioni, anche più di sei passeggiate nei boschi, per incontrare nuovi personaggi, ascoltare nuove storie, conoscere nuovi mondi. Ma le storie – Eco ce lo ha insegnato bene – non solo si ascoltano, ma si possono anche raccontare, perché l’uomo è animale fabulatore per natura. Da bambini ascoltiamo quasi tutte le storie, ma poi, troppo spesso, da adulti, ci dimentichiamo di raccontarle a qualcun altro. Un testo non vuole solo delectare, docere o movere, bensì vuole essere una esperienza di trasformazione per il proprio lettore.
Attraverso gli innumerevoli scritti di Eco, noi lettori abbiamo affrontato delle vere e proprie esperienze di escursione in montagna, grazie alle quali siamo riusciti a staccare – non solo metaforicamente, ma anche concretamente – la spina dei nostri apparecchi elettronici per intraprendere dei viaggi all’interno dei suoi mondi. Ma è compito di noi lettori decifrare le immagini, gli odori, i rumori che incontriamo sul nostro cammino, non solo narrativo, perché un narratore non deve fornire interpretazioni della propria opera, altrimenti non avrebbe scritto un romanzo, che è una macchina per generare interpretazioni. Ma Eco ha forse tentato di dare le interpretazioni più ardue sul mondo più misterioso che sia mai stato creato: il mondo in cui viviamo, il mondo reale, il mondo da cui lui se ne è andato. Ma le sue parole sono e continueranno a restare qui, con noi: poco importa dove esse siano state stampate, sui giornali, sulle riviste, sulle pagine dei suoi libri, l’importante è che rimangono stampate nei nostri cuori e nelle nostre menti. Forse l’autore dovrebbe morire dopo aver scritto. Per non disturbare il cammino del testo, ma lui non morirà mai, resterà immortale, proprio come tutte queste sue parole che continueranno ad arrivarci come un’Eco.